
Oggi mi sveglio, e a differenza di ciò che avviene ogni mattina, il primo pensiero sul quale la mia coscienza si spalanca è l’orrore: “Sono trascorsi ben 65 anni da allora”, mi dice la mente; io neanche esistevo, eppure l’eco, i contorni sin troppo nitidi di quell’incubo iniziato nel 1943, riescono a giungere ancora così violenti… Perché il ricordo delle foibe e di quella barbarie che trucidò 10000 persone tra friulani, dalmati e istriani è più che mai vivo e presente, ed anche ora, nel moderno 2008, non cessa di tormentare la mente di chi in passato come oggi, ne abbia vissuto la drammaticità o anche semplicemente appreso l’esistenza. Penso a uomini, donne, bambini, persone comuni e intere famiglie umiliate, torturate, sterminate e gettate da mostri senz’anima nelle voragini carsiche; penso a quelli che ebbero la “fortuna” d’esser uccisi prima di scomparire in quelle infernali gole di roccia, e a quelli che invece vi vennero scaraventati agonizzanti o ancora vivi e coscienti, trovando la morte in un buio inimmaginabile e nella pura disperazione. E così anche una domanda, una semplice, terribile parola, riesce a farmi trasalire… “perché?” Perché loro erano come me, erano italiani. Erano miei fratelli! Persone colpevoli di essere nati e di esser vissuti nel Paese del tricolore, magari essendone orgogliose e felici, o magari essendo colpevoli d’opporsi in cuor loro ai regimi sanguinari come il Comunismo, che proprio per quel motivo, attraverso il Regime Titino e l’operato infame delle sue truppe, sfogò su di loro la propria disumana ferocia.Ciò che seguì, fu uno sterminio lungo quattro anni, uno strazio indescrivibile, che si protrasse per gli italiani anche a guerra finita, allungando la sua scia di sangue sino al 1947.“Ma almeno ora quella mostruosità è terminata, no? A distanza di decenni rimane solo il suo doloroso ricordo…” Questa pare essere l’essenza del pensiero attualmente predominante riguardo alle foibe e alle stragi comuniste di Tito, compiute in nome di falce e martello. Ebbene, oggi riesco persino a notare qualche tentativo, il più delle volte timido e velato, di diffonderne e di portarne alla luce le terribili verità nella ricorrenza del 10 febbraio. Ma vedo anche dell’altro; quelle preponderanti scuole di pensiero che oggi proliferano dal seme di ancora altre ideologie: Comunismo, Anarchia, “Disubbidienza”… filosofie sostanzialmente diverse tra loro, ma in questo senso adattate e fuse in un’unica fucina, volta ad alimentare le fiamme di un sopravvissuto e tutt’altro che placato odio anti-italiano. Alcune di esse, ben radicate in determinati ambienti politici e sociali, oggi addirittura negano gli avvenimenti che marcarono indelebilmente il nord Italia in quegli anni, a cavallo tra il 1943 e il 1947, quindi è come se quelle persone, quei martiri continuassero a morire, ad agonizzare senza trovar pace. E’ come se il loro dolore, con la stessa violenza di una maledizione, investisse chiunque ne conoscesse la storia. Io non faccio eccezione; porto quel dolore attraverso il mio dignitoso silenzio, e ancora una volta, mi rendo conto che c’è ancora molto da fare, per rendere Loro omaggio e giustizia. Lo devo a quei 10000 che pur non conobbi, a quei martiri, a quegli Italiani.
Nessun commento:
Posta un commento